| Prima 2007 |
PRIMA rassegna regionale
25 SPETTACOLI IN 5 TERRITORI
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dal 25 Novembre al 13 Ottobre
Giulianova Alta (Te)
Ore 21,15
Sala Trevisan presso Piccola Opera Charitas
ingresso € 5
Informazioni e prenotazioni:
348/9314156-339/1824676
Giovedì 22 Novembre
Teatro del Paradosso
“Sciopero”
Giovedì 29 Novembre
Teatro del Sangro
“Micchele Parì un cameriere di Villa S.Maria”
Giovedì 6 Dicembre
Compagnia della Memoria
“Io avevo delle cose che chiamavo mie”
Domenica 9 Dicembre
Terrateatro
“Anime Salvate, storie del Gran Sasso”
Giovedì 13 Dicembre
Teatro Lanciavicchio
“La piazza rossa, memorie di una lotta”
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Giovedì 22 Novembre
Teatro del Paradosso
“Sciopero”
con Tommaso Di Giorgio,Irene Cocchini,Giacomo Vallozza,Federica Nobilio,Fausto Roncone
drammaturgia e regia Giacomo Vallozza
Il 22 marzo 1950 la Camera Generale Italiana del Lavoro indice uno sciopero generale per protestare contro la politica del governo di Alcide De Gasperi e contro il barbaro assassinio di due braccianti di Dentella, un paesino della provincia di Chieti. La scrittura scorre il tempo dei braccianti, scandito dal ritmo del lavoro (raccolta delle olive, mietitura, vendemmia, ecc.) e dalle feste religiose (Sant’Antonio abate, la festa del patrono e la passione di Cristo). In questo mondo, che sembra arcaico ma è il 1950, si dipana la storia di Zopito, ambientata a Loreto Aprutino. E’ una storia che vive di riflesso le lotte bracciantili di quegli anni, non meno caldi dei futuri anni di piombo. Anni che vedono le aspirazioni e gli ideali vacillare sotto la feroce risposta da parte dello Stato, concretizzata nella politica repressiva dell'allora ministro degli Interni, Mario Scelba. Morte, carcere, emigrazione furono il prezzo pagato per le numerose conquiste sociali.
Alla memoria di quelle lotte e degli uomini che le hanno vissute, è dedicato il nostro lavoro.
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Giovedì 29 Novembre
Teatro del Sangro
“Micchele Parì un cameriere di Villa S.Maria”
da John Fante
di e con Stefano Angelucci Marino.
Villa Santa Maria è nota in Italia e nel mondo per essere "la patria dei cuochi". In questo spettacolo Micchele Pavia, un giovane abruzzese dei giorni nostri, racconta la sua storia, l'avventura di un ragazzo che dall' Istituto Alberghiero di Villa Santa Maria, sognando di diventare un grande cameriere, arriverà a lavorare in uno dei più famosi ristoranti di Parigi. Conquistare Parigi e la Francia , il successo , la notorietà attraverso la grande passione per la Sala … e farla finita con l' Abruzzo! Da quel momento Micchele vive tutte le fasi della sua vita nel pieno di una forte contraddizione psicologica, in una specie di lunga crisi d'identità, indeciso tra la spinta all'integrazione piena ( cioè verso la piena conquista di una dimensione "moderna" ) e la difesa della propria radice autentica. Micchele Parì è il racconto di un continuo sogno ad occhi aperti, e del sogno questo spettacolo conserva la struttura ambigua e sfuggente. Micchele Parì è un lavoro teatrale "alimentato" dalla scrittura di John Fante: una comicità trafelata e plateale, l'inquietudine visionaria e ispirata, l'attenzione profonda, eppure mai compiaciuta, al mondo degli ultimi - degli immigrati - e chiaramente la scoppiettante presenza dell'ambiente domestico.
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Giovedì 6 Dicembre
Compagnia della Memoria
“Io avevo delle cose che chiamavo mie”
con Cristina Baldassarre, Enrica Buccione, Paola dell’Aquila, Serena Magazzeni, Flavia Matricciani
regia ed elaborazione drammaturgica di Filomena Di Zio
“Io avevo delle cose che chiamavo mie” è il primo verso di una intensa poesia di Emily Dickinson, un grido che ci ha suggerito un percorso la attraverso poesia delle donne, alla ricerca di uno sguardo “altro” nei confronti del mondo.
Lo Spettacolo nasce dal desiderio di cercare un rapporto “fisico” e sensoriale con la poesia, alla ricerca di un nuovo approccio al verso Poetico. I testi di alcune delle più grandi poetesse di tutti i tempi: Saffo, Alda Merini, Emily Dickinson, Sylvia Plath, Elizabeth Bishop, Anna Achmàtova, verranno incastonate in un performance/text costruito sulle atmosfere e le situazioni emotive della quotidianità femminile, ispirate alle vite delle autrici ed arricchito dal patrimonio familiare di storie femminili delle stesse attrici. Lo spettacolo insegue il filo sottile della appartenenza tra Cinque poetesse, diverse per epoche e poetiche. Cinque più una: Saffo, troppo emblematica per essere considerata solo autrice.
Saffo, è origine e meta di questo viaggio poetico al femminile che avrà come cornice un “terrazzo di panni stesi”, luogo evocativo ricco di rimandi simbolici e ed arcaici. La poesia troverà forma non solo nelle voci delle attrici, ma anche e soprattutto nelle immagini e nella tensione emotiva delle scene, sostenute da una colonna sonora evocativa ed imprevedibile.
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Domenica 9 Dicembre
Terrateatro
“Anime Salvate, storie del Gran Sasso”
con Cristina Cartone, Elena Cartone, Mara Di Giammatteo, Ottaviano Taddei
musiche originali dal vivo Alex Ricci
regia Ottaviano Taddei.
Parlare, in questo lavoro, della montagna ha significato rintracciare frammenti di storia per comporre, infine, un racconto agito, oltre che recitato, che partisse dai sentimenti dei protagonisti.“Anime Salvate, Storie del Gran Sasso” è uno spettacolo impostato con questa intenzione fondamentale. L’ombra della montagna madre per chi nasce e per chi vive in Abruzzo, accompagna la quotidianità di costoro, impregna gli sguardi con la sua mole che non si può ignorare. Al suo cospetto, la storia immaginaria tra Mario e Agnese non è solo una storia d’amore, ma anche un confronto, un incontro tra colui che vive la montagna perché, scalandola, ne ama la grandiosità, e colei che nascendo e vivendo in essa, la rispetta con silenziosa intensità. Due livelli che si fondono tra gli spazi impervi ed affascinanti di questa natura superiore. La figura di Mario è ispirata alla leggendaria persona (per chi conosce la montagna) che fu Mario Cambi, uno dei più grandi scalatori degli appennini, che nel febbraio del 1929 perse la vita insieme al suo fraterno compagno Paolo Emilio Cichetti, nel tentativo di sfuggire alla morsa del gelo e alle tormente di neve che, in quell’anno, ammantarono come non mai il Gran Sasso e l’Italia. Sulla scena ogni cosa ( la musica dal vivo, i canti , le pietre che compongono lo spazio d’azione) intende avvolgere lo sguardo dello spettatore, al fine di creare una suggestione colma di religiosità: quella legata ai nostri monti e ai volti dimenticati.
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Giovedì 13 Dicembre
Teatro Lanciavicchio
“La piazza rossa, memorie di una lotta”
con Daniele De Blasis, Stefania Evandro, Alberto Santucci, Rita Scognamiglio
musiche originali Giuseppe Morgante
regia Antonio Silvagni
La Piazza Rossa : uno spettacolo sull’attesa che qualcosa accada, che tutto cambi, che qualcuno ci chiami, che ci destini un’identità. Esistenze chiuse nelle loro ragioni i loro bisogni le loro paure la difficoltà della relazione con l’altro sfocia nel grottesco e crea imbarazzo e comicità. Uno spazio asettico, uno spazio destinato alla memoria di quello che fummo e dal quale ci siamo allontanati grazie allo sviluppo, alla tecnologia al progresso, una memoria conservata, catalogata edulcorata e …ripulita.
Una terra dove non succede mai niente, ma quando succede…è… esagerato. Schegge di memoria che sfuggono all’oblio e alla rinfusa cercano un senso. Questi gli ingredienti della Piazza rossa, che non è quella di Mosca, ma quella di un piccolo paese al centro dell’appennino abruzzese, una piazza rossa non di nome, una piazza che diventa rossa suo malgrado,
il 30 aprile 1950 al culmine della lotta dei contadini marsicani per il lavoro e per la terra e contro la prepotenza medioevale che il Principe Torlonia esercitava sul suo feudo, a Celano (uno dei paesi della marsica più attivi nella lotta) spararono sulla folla radunata nella piazza del paese… due braccianti morirono, decine furono i feriti. La polizia è quella di Scelba, il sindacato è quello di Di Vittorio, la tensione è alta…e la partecipazione popolare è imponente,dopo poco tempo Torlonia viene espropriato, i cafoni della marsica cacciano il Principe dal Fucino. A meno di 60 anni da quei fatti, poco o nulla è rimasto nella memoria collettiva, la piazza in poco tempo è stata completamente ripulita da non lasciare trapelare niente del suo passato. |
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